This time for Africa

Venti giorni, quasi duemila km, 7 voli, 30 cittadine, 1 safari… questo è stato il mio viaggio in Sud Africa e Lesoto. Il più impattante della mia vita. Quello che mi ha fatto riflettere di più. Quello in cui ho visto più disparità, quello in cui ho avuto più paura. Quello in cui ho scoperto di aspettare un figlio. Quello in cui ogni esperienza e ogni sensazione è stata qualcosa di “più”.

Quando siamo atterrati a Cape Town (io e il Fabbri intendo…) forse non avevamo bene in mente cosa era stata l’Apartheid in SudAfrica. Ci è sembrata una città aperta, multietnica, piena di giovani e di studenti, caffè letterari, bei musei. La sera giravamo tranquilli per le strade del centro. Poi piano piano ci siamo resi conto che il SudAfrica mantiene viva una ferita aperta da secoli e c’è da stare molto attenti, spesso c’è da avere paura. I bianchi e i neri sono in netta contraddizione. Ancora.

Ma nessun posto vi regalerà le sensazioni che vi offre questa terra dalle mille sfaccettature: tutto è dilatato e intenso, tutto ha colori da cartolina, gli odori ti entrano nelle narici e non puoi più scordarli, c’è tutto e il contrario di tutto. Questa è la terra di Mandela.

Ecco il nostro tour:

– Cape Town: imperdibile e in pieno stile occidentale

– Winelands: con il Fabbri non manca mai una tappa nelle wineries, ma qui ne troverete come mai ne avete viste in vita vostra. Entrate a degustare in case coloniali immerse nel nulla e dal vostro tavolino, sorseggiando vino e assaporando cibo locale, vedrete intorno ettari e ettari di natura, immensa, con piccole strade di terra rossa interminabile. E proverete la pace nel cuore, quella vera.

– Garden Route: attira molti turisti, soprattutto bianchi sudafricani. L’oceano è pazzesco e il surf fa da padrone. In lontananza vedrete le balene che soffiano e saltano nell’acqua. Vi siederete a prendere un caffè e vi sembrerà di non essere in Africa. Poi però la sera vi ricorderanno che c’è il coprifuoco: dalle 20 in poi vietato andare a piedi. Nei ristornati le porte sono blindate: citofanate per entrare! A Cape Agulhas eravamo nel punto più a sud dell’Africa, dove si diceva ci fosse qualcosa di magico perchè qui le bussole delle navi “impazzivano” e i naufragi erano frequenti. Il vento sembrava portarci via…

– Pronti e via: Mossel Bay, Victoria Bay, Knysna, Plettenberg Bay, Jeffrey’s Bay e poi diretti a Port Elisabeth. Quest’ultima forse merita una visita approfondita ma sarà che siamo arrivati di domanica ed era tutto chiuso, sarà che all’imbrunire c’è il solito maledetto coprifuoco… nel giro di 24 ore ci siamo immersi nell’Addo Elephant per un mini safari.

– Iniziamo a risalire il SudAfrica verso il Lesoto (uno stato nello stato): Queenstown (molto commerciale), Lady Grey (suggerita come un centro artistico, ma insomma…), Rodhes famosa per l’Università di cui ricordo solo il peggior pollo fritto con patate della mia vita nell’unico fast food aperto dopo le 19.30.

– Lesoto: attraversiamo la frontiera e due ragazzini ci chiedono un passaggio, as usual. E’ un paese poverissimo dove per usanza, visto che la notte fa molto freddo la gente va in giro con uan coperta sulle spalle… strano a vedersi vi assicuro. Non vi è nulla, solo casupole e desolazione, anche nella capitale Maseru dove dopo un giorno abbiamo gettato la spugna e abbiamo riattraversato la frontiera verso Bloemfontein.

– Bloemfontein è la città di Tolkien, molto carina, quasi 400.000 abitanti. Dopo il Lesoto ci è sembrato di essere a New York. Qui abbiamo scoperto di aspettare un bambino. Qui un giorno tornerò perchè mi è davvero rimasta nel cuore. Qui ho discusso con un “bianco” sul tema del razzismo perchè dopo tre settimane non riuscivo più a tenere nulla dentro. Qui ho comprato le statuette coloniali che ancora oggi abbiamo nel nostro salone.

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Qui ho ripreso un volo per Johannesburg per tornare in Italia. Noi abbiamo visto solo una parte. Torneremo forse. Voi andate e inziate con il vostro tour aprendo il cuore e i sensi prima di atterrare nella terra di Mandela.

www.southafrica.net

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